Quando Duchamp mise i baffi alla Gioconda: tributo e innovazione delle rivisitazioni intramontabili

Marcel Duchamp, artista eclettico, pittore e scultore nato in Normandia nel 1887 è considerato uno dei più importanti artisti del Novecento.

Definito un’ “irregolare”, la cui formazione è fortemente segnata dal simbolismo, dal fauvisme, dall’alchimia e da una strumentale partecipazione al cubismo.

Sulla scia di Braque e di Delaunay, l’inventore del dadaismo supera il culto delle apparenze; si libera dalla natura, utilizzando “forme e colori collettivi”. Ironizza, con disincanto e cinismo, sulla civiltà meccanizzata; moltiplica e fonde uomini e cose in una successione simultanea. Dà forma all’oggetto in azione: trasforma, smembra, muta.

La sua pittura ebbe il difficile compito sociale di riconciliare l’Arte e il Popolo.

Come accade nella Fontana, tra i primi tentativi di ready made, realizzato nel 1917. Marcel Duchamp preleva un oggetto qualsiasi, “già fatto”, selezionato per ragioni di neutralità e di insignificanza: lo capovolge, e gli attribuisce lo statuto di opera d’arte. In questo modo, l’artista affronta il problema dei rapporti tra realtà e rappresentazione, tra una cosa che sfugge al linguaggio e al tentativo di afferrarla.

L’arte cessa di essere un modo di produrre valore, ripudia ogni logica e ogni precedente esperienza formale e tecnica, diventa “non senso”. Questa negazione delle tecniche artistiche ha il punto culminante in Marcel Duchamp: il suo ready made consiste nel separare dal suo contesto un oggetto di uso comune, un orinatoio, e presentarlo come un’opera d’arte.

Al contrario, Duchamp si serve di un’opera d’arte, la riproduzione della Gioconda, per presentarla con i baffi, dissacrando ciò a cui si è abituati ad attribuire un grande valore. Quello che determina il valore estetico non è più un procedimento tecnico, ma un puro atto mentale.

Separando l’impulso e l’atto estetico iniziali da tutta la storia dell’arte, il Dadaismo ricusa ogni precedente esperienza formale e tecnica. Tornare al punto zero tuttavia non significa tornare al punto di partenza risalendo un percorso storico.

Con i suoi interventi inattesi e apparentemente gratuiti il Dadaismo si propone un’azione di disturbo il cui scopo è di mettere in crisi il sistema, ritorcendo contro la società i suoi stessi procedimenti o usando controsenso le cose a cui essa attribuiva un valore.

L’intervento demistificante colpisce i valori indiscussi, canonici, generalmente accettati e tramandati: quando Duchamp mette i baffi alla Gioconda di Leonardo non vuole sfregiare un capolavoro, ma contestare la venerazione che gli è tributata passivamente dall’opinione comune. E anche, ferire nel suo orgoglio un pubblico che ormai non sa più distinguere tra originale e riproduzione, dato che la riproduzione non ha carisma, è un fatto industriale, e può essere impunemente manipolata.

Il ready made: l’estetizzazione dell’oggetto comune

Con la Gioconda baffuta è data come non avente valore una cosa a cui comunemente si attribuiva un valore. La Gioconda coi baffi rappresenta la pars destruens, il ready made rappresenta la pars construens del Dadaismo; ma si può ancora distinguere tra distruggere e costruire?

L’oggetto non ha un valore artistico in sé, ma lo assume con il giudizio formulato da un soggetto. Ma come lo formula se non dispone più di modelli di valore? Di fatto si limita a separare l’oggetto dal contesto che gli è abituale e in cui adempie a una funzione pratica: lo disorienta, lo svia, lo porta su un binario morto. Stralciando da un contesto in cui tutto essendo utilitario nulla può essere estetico, lo situa in una dimensione in cui nulla essendo utilitario tutto può essere estetico.

Ciò che determina il valore estetico, dunque, non è più un procedimento tecnico, un lavoro, ma un puro atto mentale, una diversa attitudine nei confronti della realtà.